Dodi Battaglia, nuovo disco

Published on May 20 2021

A poco più di due settimane dai settant’anni, Dodi Battaglia fa il punto sul suo dopo-Pooh con “Inno alla musica”, primo album d’inediti dallo scioglimento dei Fab Four. "Quando hai mezzo secolo di carriera come me, il più grande competitor non sono altri, ma il passato che ti porti sulle spalle" spiega Battaglia, 80 milioni di dischi venduti e 70 mila ore di spettacoli ai quattro angoli del pianeta.

Già da titolo e copertina emergono chiare le ambizioni del disco.

"Inizialmente avevo pensato d’intitolarlo ‘Una storia al presente’, un altro dei brani in repertorio, poi ho capito che ‘Inno alla musica’ era più indicato perché contiene il senso per cui faccio questo mestiere. Il titolo mi ha portato alla mente la più icona delle icone rock, Jimi Hendrix, che nei concerti, dopo aver amato la sua chitarra, in un atto di grande passionalità le dava fuoco sul palco. Accadde la prima volta al Finsbury Park Astoria di Londra il 31 marzo 1967. E io, per coerenza, ho scattato pure quella foto il 31 marzo scorso".

Nel 2008 la chitarra infiammata da Jimi all’Astori fu battuta all’asta per 500mila dollari. Prezzo giusto?

"Dipende dalla passione del fan che l’ha comprata. Per scattare quella foto pure io ho acquistato una Fender identica alla sua, mai avrei dato fuoco, infatti, ad uno dei 60 pezzi della mia collezione. Vederla ardere, però, m’ha fatto sanguinare il cuore lo stesso. Anche se bruciacchiata, quella chitarra ora fa parte della mia storia e non la venderei mai. Oddio, però, per 500 mila dollari…".

Dal ’71 ad oggi pure lei ha contribuito a creare il mito della Stratocaster.

“A creare il mito non so, a farne vendere molte sì. Tant’è che la Fender ha voluto dedicarmi una ‘signature series’, la ‘Dodicaster’, come ha fatto con Hendrix, David Gilmour, Jeff Beck, Buddy Guy, Eric Clapton, Richie Blackmore, Steve Ray Vaughan e pochissimi altri".

Chi sono i suoi riferimenti?

"Al Di Meola, John McLaughlin e il compianto Paco De Lucia rimangono le mie luci guida".

In “One Sky” c’è proprio Al Di Meola. Potendo dare vita ad un “guitar trio” chi altro chiamerebbe.

"Eric Clapton. Diversi anni fa l’ho pure conosciuto ad una festa della Ferrari. C’erano pure Schumacher e Barrichello. Può immaginare che sera è stata".

“Una storia al presente” l’ha dedicata all’amico per sempre Stefano D’Orazio.

"Il testo diceva ‘guarda fuori la neve che fa’ evocando l’immagine romantica di una coppia abbracciata davanti alla finestra, ma il giorno dell’addio a Stefano, davanti allo straordinario affetto dei fans arrivati da ogni dove per l’ultimo saluto, ho pensato di doverla cambiare in ‘guarda fuori la gente che c’è’. E la canto con lo stesso stupore di quando, raggiunto assieme in auto l’ennesimo palasport, rimanevamo abbagliati dalla folla ammassata davanti ai cancelli ad aspettarci".

Written by pietrousai

Published on #Chitarrista, #Pooh

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